Insieme per i ghiacciai.

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Introduzione

Cosa unisce una pittrice, il gestore di un rifugio e un alpinista? Corinne Weidmann, Christoph Sager e Nico Hojac vivono il cambiamento climatico in prima persona. Le loro storie sono testimonianza viva dello scioglimento dei ghiacciai e di come lo affrontano.

Presentato da Nessuna regione

Arte come attivismo. Corinne Weidmann, pittrice.

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Corinne è nel suo atelier a Hasliberg, un villaggio montano tra Engelberg e Interlaken. La catena montuosa davanti alla finestra è la sua fonte di ispirazione e d’energia, ma soprattutto parte integrante della sua arte. I paesaggi, in particolare i ghiacciai, sono per Corinne una finestra sul passato. Qui si palesano i cambiamenti. Con le sue opere vuole aprire gli occhi degli osservatori sulla bellezza della natura, ma anche ricordare loro che questa è in pericolo a causa del cambiamento climatico.

In che misura la tua arte è influenzata dalla tua passione per le montagne?

Le montagne mi permettono di vivere la natura così com’è: grezza, selvaggia, potente e incredibilmente bella. Tramite un legame autentico con la natura e immergendomi nella sua bellezza, cerco di catturare queste sensazioni con il mio lavoro e stimolare le persone a proteggere questi luoghi. L’arte può servire per attirare l’attenzione sui problemi ed emozionare le persone, esortandole così ad agire. Spero che i miei dipinti promuovano un legame con l’ambiente. 

«L’arte può servire per attirare l’attenzione sui problemi ed emozionare le persone, esortandole così ad agire. Spero che i miei dipinti promuovano un legame con l’ambiente.»

Con la tua arte ritrai anche i cambiamenti del paesaggio?

I miei dipinti rappresentano uno specifico momento, ma può accadere che quando sono terminati il paesaggio sia già cambiato. Recandomi ogni estate al ghiacciaio del Findelen a Zermatt, ho potuto raffigurare i cambiamenti annuali del ghiaccio. L’osservazione diretta di questi mutamenti mi ha spinta a proteggere luoghi speciali come questo.

Come influiscono queste osservazioni sul tuo comportamento?

Il mio impegno per il clima è influenzato soprattutto dal fatto che viviamo in un’economia circolare dove tutto è collegato. Le decisioni che prendo qui, per esempio in un negozio, si ripercuotono sull’altro lato del pianeta. E ciò non solo a livello ecologico, ma anche sulle persone. Tenendo sotto controllo il nostro comportamento d’acquisto possiamo già fare molto.

Lo stesso vale per l’ambiente: tutelare l’ambiente che ci circonda è molto importante, ma non dobbiamo dimenticarci che fa parte di una realtà più ampia. Non è possibile separare le due cose. Per questo le iniziative per il clima non dovrebbero tenere conto soltanto del contesto in cui viviamo, ma anche dei problemi internazionali.

Gestore in una zona in pericolo. Christoph Sager, gestore di rifugio.

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Era cuoco, ha lavorato come pilota e infermiere. I rifugi di montagna sono tutto per lui. Christoph è da nove anni il gestore del rifugio Konkordia sul ghiacciaio dell’Aletsch. Qui vive da vicino come e, soprattutto con quale velocità, si modificano e ritirano i ghiacciai.

Se il ghiacciaio continua a sciogliersi un metro all’anno, questo luogo dovrà chiudere.
Christoph Sager

Come si manifesta lo scioglimento dei ghiacciai al rifugio Konkordia?

Il primo rifugio Konkordia fu costruito nel 1877 circa 50 metri sopra il ghiacciaio, adesso si innalza quasi 200 metri sopra il Konkordiaplatz. Il CAS della sezione Grindelwald cerca instancabilmente di mantenere libero l’accesso al rifugio. Negli anni ’70 le scale sono state sostituite con grande difficoltà da scalini in acciaio. Quest’estate l’intera scalinata è stata spostata a causa della caduta dei massi e delle scariche verticali di sassi. Se però il ghiacciaio continua a sciogliersi un metro all’anno, si dovrà forse chiudere il rifugio.

The Konkordia Hut once lay directly on the La capanna Konkordia si trovava direttamente sul ghiacciaio. Ora, anno dopo anno, nuove scale devono essere costruite nella roccia.. Now, year after year, new stairs have to be built into the rock.

Come si svolge la tua giornata tipo nel rifugio Konkordia?

Sono complessivamente nove anni che viviamo nel rifugio Konkordia. Abbiamo avuto un insegnante per ciascuno dei tre bambini del team e da due a tre aiutanti per il rifugio. Con 155 letti dobbiamo destreggiarci tra il vuoto totale e il tutto esaurito, poiché l’accesso varia a seconda della stagione. Flessibilità e improvvisazione sono quindi all’ordine del giorno ed è proprio quello che ci piace della sfida. La gamma di compiti come gestore di rifugio è praticamente illimitata. Spazia dall’amministrazione di una grande economia domestica, a sfide tecniche in vari ambiti, fino all’assistenza sanitaria.

Com’è vivere di persona i cambiamenti del ghiacciaio?

Come gestore del rifugio i cambiamenti sono proprio davanti ai miei occhi. Il ritiro del ghiacciaio e la messa in sicurezza della risalita al rifugio sono sfide che fanno parte della mia quotidianità. I ghiacciai sono meravigliosi e affascinanti, sembra che il tempo si dispieghi davanti agli occhi. Negli speroni rocciosi ho trovato fossili di conchiglie risalenti a migliaia o milioni di anni fa: un autentico reperto delle epoche passate della Terra. Tutto ciò mi riempie di stupore e riverenza quando mi trovo davanti al ghiacciaio.

L’impegno di chi è toccato di persona. Nico Hojac, alpinista.

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A 15 anni Nico Hojac ha trascorso un soggiorno linguistico nella Val Ferret. Invece di imparare il francese ha scoperto la sua passione per le montagne. A soli 18 anni ha scalato per la prima volta la parete nord dell’Eiger. Da allora si sono aggiunte sempre nuove sfide. E con ogni progetto Nico diventa sempre più consapevole di quanto il cambiamento climatico condizioni il suo sport, il suo lavoro e la sua passione. Per questo ha deciso di fare qualcosa.

Gli effetti che vediamo nei ghiacciai sono solo la punta dell’iceberg.
Nico Hojac

In che misura il cambiamento climatico influisce sull’alpinismo?

In futuro l’alpinismo diventerà più pericoloso. Con lo scioglimento del permafrost vi saranno più cadute di massi e questo può essere mortale. Spesso con lo scioglimento dei ghiacciai rimangono detriti, che ostacolano vie e accessi. Inoltre, il cambiamento climatico non provoca solo lo scioglimento dei ghiacciai, ma rende anche più imprevedibile ed estremo il tempo; di conseguenza, i tempi di scalata sono sempre più difficili da calcolare.

Hai deciso di cambiare il tuo stile di vita. Come?

È difficile credere che da soli si possa cambiare qualcosa, ma non si deve perdere la speranza. Tutto influisce, che si tratti di piccoli o grandi cambiamenti. Io ho deciso di fare un solo viaggio d’esplorazione all’anno e di volare il meno possibile. Alcune cose che possono fare la maggior parte delle persone sono: mangiare meno carne, volare di meno e scegliere, scegliere e ancora scegliere.

Come vuoi aiutare a promuovere un cambiamento?

Ritengo che sia importante affrontare e condividere questi problemi con altre persone. Non si tratta di salvare le montagne, ma l’intero pianeta. Gli effetti che vediamo nei ghiacciai sono solo la punta dell’iceberg. Mi impegno quindi anche per ONG come «Protect Our Winters» e questo è anche il motivo per cui tengo discorsi su questa problematica. Quanto più le persone sono informate, tanto migliori saranno le loro decisioni e maggiore la speranza di riuscire a superare questa crisi.